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Il comune di Dormelletto appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

Dalle origini all'anno mille

Il territorio di Dormelletto, sulla sponda destra del Verbano, è il risultato, come tutti i territori del resto, di una lunga serie di attività geologiche.
Secondo le acquisizioni scientifiche più recenti, la profonda valle fluviale del Ticino fu colmata e rimodellata fino a raggiungere la forma attuale nel corso delle diverse fasi dell'ultima glaciazione. Oggi il territorio dormellettese appare subito costituito da tre fasce poste ad altitudine crescente.
Questa conformazione in analogia con i vicini paesi di Mercurago, Arona, Meina e così via, influenzò direttamente le scelte abitative.
Infatti la fascia più bassa, soggetta ad inondazioni storiche che l'uomo antico fissò da sempre nella propria memoria, è rimasta quasi vergine fino all'età moderna (per esempio nessuna traccia di palafitte si è mai trovata lungo tutta la sponda del Verbano), essendo esse preferibilmente costruite su stagni dal livello idrometrico ben più stabile, come quello delle torbiere interne.
Invece la seconda fascia, trenta metri più in alto, è quella dei villaggi: Dormello e Dormelletto e, più in là, Mercurago e Glisente. La terza, delimitata da un'erta corona di morene glaciali, una settantina di metri più in su, si allarga nelle distede del Parco dei Lagoni.
E' proprio in quest'area, ricca di acque, di terreni fertili e in passato di selvaggina, che si segnalano i ritrovamenti più antichi. Premesso che i confini amministrativi sono una artificiale creazione umana e che quindi l'area del Lagone principale, sona dei ritrovamenti più numerosi, benchè amministrativamente mercuraghese gravita ampiamente su Dormelletto e più su ancora su Dormello, negli ultimi anni altri ritrovamenti di Età del Bronzo si sono aggiunti anche sulle terre di Dormelletto.
Comunque per quanto riguarda il Lagone, nell'estrazione della torba effettuata nel 1860 per la Società delle Torbiere Novaresi dal titolare professor Giovanni Moro furono recuperati reperti e strutture di Età del Bronzo, presso l'odierna sponda settentrionale. Tra i più arcaici un pugnaletto e ceramiche del Bronzo Antico, risalenti all'incirca al 2000-1600 a.C.
Si rinvenne inoltre una grossa messe di vasi ancora integri delle successive fasi del Bronzo Medio e Tardo dal 1600 fino al 1200 a.C. circa, accompagnati da oggetti ornamentali (spilloni in bronzo per c apelli, bottoncini in argilla invetriata in superficie) e utensili (un attingitoio in legno, fuseruole, ruote di carri pesanti e leggeri, piroghe, lame e grattoi in selce, un pesa da telaio discoidale), nonchè armi, come punte di freccia in selce e due pugnaletti in bronzo.
La presenza di un graticcio di tronchi accompagnati da fascine, frasche, pali e sassi documenta il tipo di capanne leggermente sopraelevate su una piattaforma terrestre sulla sponda del Lagone, sempre all'asciutto.
Fino a pochi anni fa si ignorava tuttavia l'ubicazione di cimiteri relativi a questa epoca, se non a questo abitato, finchè un caso fortuito portò alla luce sull'alta morena di Dormelletto alcuni grossolani vasi da corredo funebre, di cui uno a due manici impostati sull'orlo è la copia quasi perfetta di un vaso del Lagone. Tali reperti importantissimo sono ancora inediti.
Un lungo arco di secoli poi rimane senza testimonianza: la fine dell'Età del Bronzo e l'inizio di quella del Ferro, periodo che localmente prende il nome di Età Golasecchiana, le cui prime tracce compaioni sulla collinetta mmediatamente a sud-est dello stagno, dove nel 1955 il professor Felice Lo Porto fece alcuni saggi di scavo, trovando labili ma sicure tracce di abitato: frammenti di intonaco di capanna e pezzetti di ceramica.
Di generica provenienza dormellettese (ma forse proprio dell'area dei Lagoni) è poi un piccolo bicchiere globulare in ceramica nera lucida del VII secolo a.C., consegnato nel 1986 dal Gruppo Archeologico, Storico, Mineralogico Aronese (G.A.S.M.A.) al futuro museo di Arona.
Quanto poi alle genti di Età del Bronzo e del Ferro iniziale, nulla si sa di certo sulla loro origine etnica. Solo di recente l'approfondimento degli studi con confronti a livello europeo, pare rivelare che nelle ultime fasi del Bronzo nella penisola siano giunte tribù celtiche e che anche i golasecchiani parlassero secoli dopo un idioma celtico.

Dall'età gallica all'anno mille

La fase storica successiva, pre convenienza definita L'Età del Ferro, o meglio Età Gallica, vide l'arrivo ad ondate progressive di genti transalpine nel IV secolo a.C. o addirittura, secondo Tito Livio, nel VI, arrivo tuttavia scarsamente documentato da concreti reperti.
In questo panorama la necropoli gallica di Dormelletto da poco valorizzata, per la sua cronologia e la tipologia di alcuni suoi reperti e delle sue strutture, diviene importantissima dal punto di vista scientifico.
La storia di questa scoperta è abbastanza lunga: per ben due volte negli anni Trenta e alla fine dei cinquanta gli scavi edilizi per le scuole elementari e per il nuovo municipio avevano portato alla luce antichi reperti non opportunamente tutelati; solo un vasetto di grezza ceramica con tacche sulla spalla, risalente al II o I secolo a.C. si salvò e venne donato per il museo di Arona.
Quando perciò nuovi scavi per la palestra nel 1987 riportarono traumaticamente alla luce altri oggetti, il G.A.S.M.A. allertato da un cittadino dormellettese, avvisò la Soprintendenza Archeologica. La rapida campagna di scavo portò alla scoperta di 52 tombe disposte su due diversi livelli di profondità.
Le più antiche, ad inumazione, fosse in nuda terra con le pareti delimitate da ciottoli, ospitavano il defunto con i suoi indumenti e ornamenti e il povero corredo costituito da uno scodellone e talvolta un secondo vasetto. Erano profonde circa un metro e riempite di ciottoli e terra, in qualche caso individuate da un informe segnacolo di pietra sopra il tumulo.
La loro importanza è legata in primo luogo, come già detto, al fatto che si tratta di documentazione galliche tra le più antiche (seconda metà del III sec. a.C. - prima metà del II a.C.), quasi mai disponibili per uno studio completo; in secondo luogo alla abbondanza di cavigliere e bracciali "ad ovoli" in bronzo, la cui foggia particolare qualifica l'area dormellettese e per conseguenza anche quella aronese, borgomanerese, ecc., nella loro origine etnica. Si tratta infatti di oggetti ornamentali di tipo insubre, diffusi dall'area milanese fino a quella del Sesia.
Altri oggetti da "Parure" sono: fibule di ferro, cavigliere e armille di tipo diverso, una catena in ferro, un anello a spirale d'argento, ecc.
Questa abbondanza di elementi femminili, insieme alla parallela carenza di quelli maschili e all'assenza di tombe infantili, fa ipotizzare che la necropoli fosse più ampia e suddivisa in quadranti destinati selettivamente a uomini, donne, bambini, come in altre necropoli coeve. La seconda metà all'incirca delle tombe era disposta ad un livello leggermente superiore delle prime, nella parte centrale del sepolcreto, con tombe di differente tipo, ad incinerazione.
In esse le ceneri del morto erano raccolte in uno scodellone o in un piatto, talvolta appena protetti da ciottoli, tralaltro ben riparati da lastre di pietra o da grosse tegole di terracotta formanti una cassetta quasi cubica. La datazione di queste sepolture va dalla prima metà del II a.C. alla seconda del secolo successivo, ormai età preaugustea.
In queste tombe i corredi sono multiformi, benchè mai ricchi; tra la ceramica spiccano "vasi a trottola! decorati a fasce parallele, ollette a bocca stretta o larga, scodelloni, piatti, ciotole, ciotole-coperchio.
Tra i materiali personali si trovano: fibule, un falcetto, una punta di lancia in ferro e una di giavellotto, uniche armi pesanti.
Un secondo aspetto di grossa importanza scientifica della necropoli di Dormelletto è la successione di diversi tipi di tombe e di riti, con materiali di fogge diverse, che consentono datazioni precise per un arco di tempo prolungato, che si protrae dalla media Età Gallica alla romanizzazione.
Detto ciò non ci possono più essere molti dubbi sul contributo che può dare alla storia antica anche la toponomastica: infatti prima ancora che emergessero questi reperti gallici, già l'origine etnica del paese si poteva capire dal suo nome. Dormelletto e ancor più Dormello deriverebbero dalle due voci galliche duro = oirta e mello = collina, che interpreterebbero la costa dormellettese come luogo di passaggio verso il territorio interno (probabilmente per chi giungeva dal lago). Oggi una più corretta analisi etimologica, confrontando il toponimo con quello di villaggi galloromani transalpini come Octodurus, Salodurum, Vitudurum (Martigny,Soleure, Oberwinterthur) indirizza verso il significato di "collina della fortezza", dove la fortezza va ridimensionata probabilmente in un villaggio ben munito di difese, forse un piccolo "oppidum".
Come si vede la toponomastica già preconizzava tanto per Dormelletto che per Dormello una chiara origine gallica. Si è poi avuta la fortuna di trovare uno splendido parallelo in terra gallica, dove il nome dell'attuale "Dormelles" (nel VII secolo d.C. vico Dormello) è interpretato appunto come "altura della fortezza" secondo il più accreditato dizionario toponomastico francese.
Anche a Dormello l'etnia traspare nella iscrizione dedicata dell'ara di Secondo Gemellio risalente al I secolo d.C., quando la romanizzazione era già avvenuta. L'ara, trovata all'inizio del secolo a Dormello Inferiore presso la linea ferroviaria Arona-Milano, è dedicata alle Matrone, numi tutelari dei villaggi gallici, molto venerate nell'area dei laghi prealpini. Un secondo luogo, la sorgente della Madonna della Fontana di Dormello Superiore, rimanda alla sacralità e al culto delle acque praticato dai Celti. Proprio nelle murature della chiesetta sorta sopra la sorgente per cancellarne probabilmente l'antico culto pagano, è murata una seconda ara, la cui dedica è ancora ignota, essendo incisa su una faccia interna.
Per finire, le natiche origini di Dormello, villaggio autonomo fino a qualche secolo fa, sono testimoniate dalla scomparsa chiesa di San Gaudenzio, edificata sul pianoro a destra della salita ai Lagoni, menzionata nei documenti fin dal 1252, ma di origine altomedievale, vista la titolazione al santo patrono novarese. Essa era però ormai diroccata a metà del secolo XVII.
Se le tracce galliche sono così numerose, paradossalmente poche e disperse sono quelle dell'età romana, sempre pertinenti tuttavia ad una popolazione di stirpe gallica, mai davvero colonizzata, bensì solo integrata nello stato romano con la "Lex Pompeia" dell'89 a.C. e con un successivo provvedimento del 49 a.C.
Oltre alle due are nel territorio dormellettese si è trovata un'urna cineraria in via Carducci, alcuni frammenti di vasi sulla morena presso il Lagone che fu oggetto di saggi di scavo da parte del Lo Porto e altri dentro lo stagno stesso.
Totalmente assenti sono le tracce materiali altomedievali, ma la conservazione dell'antico toponimo gallico Dormello-Dormelletto garantisce che non vi è mai stata interruzione della vita in questi luoghi. Anche la citazione del 1347 di un castello sul poggio della chiesa di Dormelletto sottintende una probabile fortificazione del X secolo, periodo di insicurezza che conduce alla fortificazione di molti paesi. Spesso questi castelli ospitavano una chiesa mariana, come quella locale, destinata a sopravvivere più a lungo delle fortezze stesse.


Dal medioevo al cinquecento

Le prime notizie storiche relative a Dormelletto risalgono al XII secolo, ai tempi cioè dell'episcopato di Litifredo (1122 - 1151). Dalle testimonianze di Guglielmo, pievano di Sizzano e del prete Gualberto di Oleggio, rese nel 1157 in occasione di una causa tra i canonici novaresi, si apprende che entrambi furono presenti alla consacrazione della chiesa di Santa Maria di Dormelletto (detta anche "del castello") ad opera del vescovo Litifredo. La chiesa, nel XII secolo, apparteneva alla pieve di Pombia da cui in data non precisata si staccò.
I nomi di Dormelletto e Dormello si trovano citati per la prima volta nelle pergamene dell'abbazia benedettina di Arona rispettivamente nel 1196 e nel 1201. Si tratta di due "investiture" che attestano il possesso di terre da parte del citato monastero dei Santi Gratiniano e Felino, retto in quegli anni dall'abate Ariberto. Il documento del 1201, in particolare, conferma l'esistenza già agli inizi del XIII secolo del toponimo "Dromello Superiore", lasciando intendere la presenza anche di un "Dromello Inferiore".
A partire dagli inizi del XII secolo (1202, 1208, 1212, 1219, solo per citare gli anni dei primi documenti) le pergamene che riguardano i due territori diventano sempre più numerose. L'abbazia aronese vi possedeva prati, vigne e boschi, ad essa pervenuti anche attraverso donazioni testamentarie, beni che l'abate concedeva agli affittuari "nomine massarici", cioè dietro pagamento di un fitto annuo.
Nello stesso periodo risulta possedere un consistente patrimonio fondiario nelle due terre anche il Capitolo di San Giulio d'Orta, come attestano alcune pergamene della seconda metà del XIII secolo relative ad altre investiture di campi. Il pagamento dell'affitto avveniva non solo in denaro (soldi imperiali) ma anche in beni in natura; è così possibile conoscere le principali coltivazioni e i rispettivi prodotti del tempo: panico, segala, ma anche biade e vino.
Nel 1252 è attestata, nel territorio di Dormello, una chiesa dedicata a San Gaudenzio, di cui ancora nel Settecento e nei primi decenni dell'Ottocento restavano alcune vestigia oggi ormai scomparse.
Dai documenti del XII e del XII secolo i due "loci" cioè Dormelletto e Dormello, risultano quindi distinti e tali si ritrovano in un inventorio di beni del 1347. Da quest'ultimo si ricavano importanti notizie: innanzi tutto l'esistenza di due chiese Parrocchiali, cioè San Gaudenzio a Dormello e Santa Maria a Dormelletto, nonchè la presenza di un "Castrum Dormeleti", cioè di un castello o comunque di una fortificazione sul colle, accanto alla chiesa. Dallo stesso documento si traggono altri elementi utili a ricostruire la realtà amministrativa del luogo, cioè l'esistenza di forme di organizzazione sia politica ("Comunis Dormeleti") che religiosa (i Canonici). Circa le caratteristiche geografiche del territorio, si apprende inoltre che sotto il castello c'era una palude e in riva al lago un piccolo approdo; i boschi della Comunità si estendevano sulla collina mentre nella parte pianeggiante, fra i prati, si trovava il mulino azionato dalle acque della roggia.

Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Dormelletto - Volume 19"
Provincia di Novara 2005

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