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La Scuderia Tesio

a cura di Davide Imbesi

Il cancello di villa Tesio, visibile sulla destra per chi percorre la strada statale del Sempione in direzione Arona, qualche chilometro prima del confine intercomunale, annuncia il lungo viale costeggiato da un doppio filare di cipressi oltre i quali prati e staccionate disegnano incantevoli scorci campestri i cui soggetti sono i cavalli.
Un secolo è trascorso da quando nel 1898 Federico Tesio decise di stabilirsi su queste terre che all'epoca erano meta rinomata di villeggiatura d'élite, ma che nulla parevano avere di così speciale per l'allevamento ippico, terre che avevano conosciuto l'allevamento solo in funzione della produzione agricola o poco altro.
Federico Tesio ebbe più volte modo di spiegare la decisione di stabilirvi le proprie scuderie descrivendo quest'ambiente come umido e il terreno asciutto.
Diceva inoltre: "i terreni di Dormello - e in questa località si trova la villa - fanno parte del sistema di morene glaciali del Monte Rosa e se le morene contengono tutti gli elementi naturali immaginabili, quelle del Rosa, in particolare, contengono anche l'oro".
Una frase di vago sapore alchemico che contribuì alla fama di Mago di Dormello costruita sullo studio assiduo di incroci di razze e selezioni, seguendo i criteri genetici mandeliani secondo una mentalità improntata alla ricerca e alla sperimentazione di cui fu l'iniziatore nel campo dell'allevamento ippico agonistico.
Nacque la Scuderia Tesio. Dormelletto ne venne totalmente coinvolto: maestranze locali furono impiegate in quantità nella sistemazione della ex-villa Conelli, ora Tesio, nel drenaggio del terreno, ma soprattutto nella cura di prati, stalle, maneggi.
Il complesso delle scuderie, le più grandi d'Italia, comprendeva inoltre diverse cascine sul territorio comunale: quelle della "Surga", del "Montaccio", della "Rotta", della "Moretta", della "Cucchetta", della "Torbera", della "Motta", rilevate dallo stesso Tesio.
Ad emblema della scuderia fu dipinta una croce di Sant'Antrea sopra un muro esterno della villa: divenne da li a pochi anni uno dei simboli della riscossa italiana nel mondo sul dorso dei fantini che portarono vittoriosi al traguardo purosangue come Guido Reni e Rembrands, le prime soddisfazioni nei derby del 1911 e del 1912, cui seguirono altri come Apelle e Cavaliere d'Arpino.
Quando negli anni Trenta Tesio si mise in società con Mario Incisa della Rocchetta, agli allevamenti di Dormello si aggiunsero quelli dell'Olgiata che diedero insieme i natali ai grandi nomi della Razza Dormello - Olgiata.
Nati da sapienti incroci e geniali intuizioni Nearco, Bellini Donatello II, Tenerani dominarono le competizioni ippiche dell'epoca fregiando le scuderie Tesio dei massimi allori.
Fu da Tenerani e da Romanelle che venne alla luce nel 1952 "il cavallo del secolo", come lo definirà il "Paris Presse". Ribot, pensato dal Mago di Dormello come il possibile clichè di campioni, come furono i suoi genitori e come doveva esso stesso diventare, apparve al vecchio Tesio inelegande, coda corta, testa lunga, una struttura piccola, perciò nel 1954 non lo iscrisse al derby.
Fu una beffa: in quell'anno Federico Tesio morì senza avere mai visto la sua più perfetta creatura gareggiare. Dal "Criterium National" del 1954, all'"Arc de Triomphe" del '55 dove Ribott tagliò primo il traguardo affermandosi sulla scena ippica mondiale, fino all'ippodromo di San Siro di Milano dove, nell'ottobre del '56, allo stesso modo, concluse una carriera folgorante che lo vide competere 16 volte e 16 trionfare, unico cavallo imbattuto nella storia dell'ippica.
Gli allevamenti della Dormello - Olgiata, non più sotto la guida di Tesio ma ben diretti dal marchese Incisa, continuarono a sfornare campioni: a Ribot, venduto alla fantastica cifra di un miliardo agli americani, seguirono Ruysdael, Hogarth, fino ai più recenti Marracci, Garrido e Tisserand vincitori del derby rispettivamente negli anni '79, '80 e '88.
Oggi, senza il marchese Incisa, sulla passione per l'ippica prevalgono gli alti costi di gestione del complesso dell'allevamento ippico agonistico, appannaggio dei grandi capitali stranieri, così le scuderie di villa Tesio, che fu visitata da illustri personaggi - il registro degli ospiti annovera nomi quali quelli del duca d'Aosta, della duchessa Elena, del conte di Parigi, dell'Aga Khan - si limitano attualmente ad ospitare qualche fattrice e puledro che ancora suscitano i ricordi degli anni d'oro delle scuderie, ora ridotte agli allevamenti di Bolgheri, ove risiede il marchese Nicolò Incisa.
Il secolo dei campioni dell'ippica ha segnato Dormelletto, che vanta nel suo stendardo quella croce rossa in campio bianco e un emblematico cavallo al galoppo; ; lo ha arricchito fornendolo di un patrimonio genetico di competenza e professionalità che fa della nostra zona una località tuttora rinomata per i suoi maneggi.
Molte di quelle cascine, rilevate un secolo fa da Federico Tesio, hanno mantenuto la tradizione di allevamento ippico grazie alla passione dei nuovi aspiranti Maghi, come negli attuali allevamenti della cascina "Cucchetta", "Moretta", della "Surga" e del "Montaccio"; è facile pertanto, passeggiando nel parco dei Lagoni, incontrarli sui loro cavalli in una delle frequenti uscite.
Chi volesse rendersi conto della notevole estensione degli allevamenti della prestigiosa scuderia negli anni dei maggiori successi potrà agevolmente raggiungere in macchina e poi a piedi alcune delle cascine dove ancora oggi viene mantenuta viva la tradizione introdotta dal Tesio.
Dopo un ultimo sguardo ai verdi prati che fiancheggiano il doppio filare di cipressi di villa Tesio si percorra per un breve tratto la strada statale del Sempione in direzione Milano fino all'imbocco di via F. Tesio.
Superato il ponte sulla ferrovia, attraverso via Madonna della Motta, via C. Battisti e via Volontari della Libertà, si raggiunge via Monte Rosa che si percorrerà, in direzione Dormelletto, fino all'imbocco di via Lagoni.
Lasciata l'auto nell'ampio parcheggio, seguendo gli itinerari e i sentieri suggeriti dall'Ente Parco, si potranno raggiungere gli allevamenti della "Surga", della "Cucchetta" e ci si potrà spingere in direzione sud, sfiorando i ruderi della cascina "Torbera", fino al "Montaccio". Quest'ultima cascina è facilmente raggiungibile anche con l'auto.
Lasciato infatti il parcheggio, si prosegua lungo la via Monte Rosa fino all'ingresso del paese. Svoltando a destra si imbocchi la via Monte Bianco; la strada, che conserva in diversi tratti l'antico acciottolato, si inerpica sulla collina, conducendo proprio in prossimità della cascina anzidetta.


Stemma della Provincia di Novara Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Dormelletto - Volume 19"
Provincia di Novara 2005






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