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Riserva naturale speciale Canneti di Dormelletto

Riserva naturale speciale Canneti di Dormelletto Lungo la riva piemontese del Lago Maggiore, tra Arona e Castelletto Ticino, per una lunghezza approssimativa di quattro chilometri ed una superficie di 157 ettari circa si estende la Riserva naturale speciale dei Canneti di Dormelletto.
La Regione Piemonte, in accordo con il Comune e l'Ente di gestione dei Parchi e delle Riserve del Lago Maggiore, ha inteso preservare tale ambiente e recuperarlo ad un utilizzo maggiormente rispettoso delle prerogative di tipo naturalistico da esso possedute.
Il paesaggio e' caratterizzato dal contrasto stridente tra un ambiente molto antropizzato, un complesso agricolo di pregio paesistico (Villa Tesio) e la residua vegetazione spondale.
Villa tesio e' sede di un allevamento di cavalli purosangue e, con un po' di fortuna, si possono ammirare le fattrici con i puledri nei pascoli della tenuta.
La vegetazione naturale e' costituita da cenosi arboree frammentarie ed alto-erbacee continue lungo il litorale, con notevoli superfici a fragmiteto (cioe' composte da Phragmites australis, tipica canna di palude).
L'area riveste un'importanza non secondaria per l'avifauna (sono state censite piu' di un centinaio di specie tra le nidificanti, le svernanti e quelle 'di passo' che frequentano il canneto durante le migrazioni). L'attivita' di studio ed inanellamento degli Uccelli, sostenuta dall'Ente di Gestione attraverso dipendenti opportunamente qualificati ed autorizzati, ha presso i canneti di Dormelletto e Fondotoce due stazioni operative inserite nel contesto di ricerche internazionali.


a cura di Carlo Manni

Quasi 500 ettari di boschi, prati e pascoli furono trasformati nel 1980 dalla Regione Piemonte in zona naturalistica protetta: il Parco dei LAgoni di Mercurago. Questo polmone verde a ridosso di ampie concentrazioni urbane (Arona, Mercurago, Oleggio, comignago e Dormelletto) conserva e valorizza alcune qualità peculiari del territorio bassoverbanese.
Esso è collocato su un ampio arco di colline moreniche del Quaternario, vecchie di oltre diecimila anni, che racchiudono i quieti stagni detti "Lagoni di Mercurago".
Generati da risoergive affioranti tra le morene al termine dell'ultima glaciazione, colmati poi da detriti vegetali trasformatisi in toba, furono riattivati nella seconda metà dell'Ottocento per l'attività di escavazione del combustibile.
Le vie di accesso principali al parco (nel quale è vietato l'uso di auto e motoveicoli) sono situate all'inizio e oltre la metà della strada Mercurago - Dormelletto-
La prima - via Gttico - raggiunge la sede del parco, giunge al lagone principale, azzurra distesa nel verde di una fertile conca prativa.
E' proprio nella torba di questo bacino e di quello della Camotta presso Oleggio, che si sono trovate a partire dal 1860 le tracce di insediamenti dell'Età del Bronzo: impalcati di legno e pali sprofondati nel limo e nella torba (quanto rimase di piccole capanne sopraelevate sulle sponde settentrionali, a destra di chi giunge), una piroga scavata in un tronco, vasi di ceramica grezza o più abbellita con decorazioni incise, resti di ruote di carri agricoli e di un carro da combattimento, spilloni per capelli, pugnali, una spada e una punta di lancia in bronzo, utensili di selce, ecc.
Altri materiali simili furono scavati nel 1955 e raggiunsero i precedenti nei musei torinesi, mentre analogo vasellame frammentario, recuperato pochi anni fa da una piccola necropoli delle vicine morene, è depositato nel museo di Arona.
Nell'insieme i reperti risalgono all'Antica, Media e Tarda Età del Bronzo (dal XIX al XII secolo a.C. circa).
Sono invece state messe in luce per i visitatori due gruppi di tombe di due epoche successive, a testimonianza del perdurare dell'insediamento umano ancora per molti secoli. L'area infatti fu abbandonata solo dopo l'età romana.
Basterà datarsi delle pubblicazioni del Parroco per poter seguire i sentieri segnalati con cartelli, che conducono alle due necropoli non lontane dal Lagone.
Una decina di tombe dell'Età del Ferro della fine del VI secolo a.C. è stata ritrovata in cima al dosso più elevato del parco, il Motto Lagoni.
Furono costruite con grosse lastre di pietra disposte a cassa e ospitarono i defunti avvolti in lenzuola funebri, ornati con spille, bracciali, anelli e fibbie bronzee e accompagnati da due o tre splendidi vasi contenenti cibo e bevande.
Più ad ovest, al Motto Caneva, già in territorio di Comignago, è in evidenza la principale traccia dell'epoca romana riscontrabile nel Parco, una piccola necropoli risalente al IV secolo, composta da dieci tombe simili alle precedenti ma fabbricate oltre che con lastre e ciottoli, anche con grosse tegole romane.
Si sa che erano anch'esse dotate di buoni corredi di vasi e fiasche in terracotta, bracciali di bronzo e monete, quasi integralmente trafugati dai tombaroli intorno al 1971-72.
Invece un secondo cimitero romani (II-III d.C.) improntato al rito inceneratorio era situato più in basso, verso Rio Vaneva. Furono recuperate 61 urne cinerarie insieme ad altri vasi accessori.
Ma il Parco ha inoltre il pregio d'aver salvato da un'indiscriminata edificazione una natura ancora ricca di specie vegetali rare, come la castagna d'acqua, le tife, le canne palustri e le ninfee che in primavera ricoprono splendidamente lo stagno omonimo e tappeti altrove introvabili di mighetti, nonchè di aver dato sicuro asilo ad alcune specie di animali emarginate dall'uomo, quali mustelidi, rapaci, roditori, anfibi e uccelli in gran varietà.
Oggi per fortuna è la natura che domina incontrastata nel Parco e anche le attività umane residue non la scalfiscono.
Accanto ai boschi di quercia, di castagno e di conifere si integrano mirabilmente i pascoli e i maneggi allestiti alcuni decenni fa: qui infatti vi sono alcune cascine come la Surga, la cucchetta, la Torbera, il Montaccio, acquisite dalla famosa scuderia Dormello-Olgiata.
Essa fu creata da Federico Tesio, magico allevatore di campioni equini, come Ribot, Donatello, Botticelli, Terrani, Nearco.
Nel 1993 è stata aggregata ai Lagoni la Riserva Naturale Speciale dei Canneti di Dormelletto, un tratto litoraneo di circa 4 chilometri della superficie di 150 ettari con accesso principale da via Leonardo da Vinci, a lato della strada statale del Sempione.
Insieme a quello di Fondotoce questo è l'ultimo lembo di canneto rimasto sulla sponda piemontese del lago, in cui sono state individuate finora 120 specie avicole svernanti, nidificanti o di passo.


Stemma della Provincia di Novara Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Dormelletto - Volume 19"
Provincia di Novara 2005







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